Man of Steal

by Max Scordamaglia

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released February 3, 2013

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Max Scordamaglia Modena, Italy

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Track Name: Man of Steal - 08 - Fabrizio Loschi - Situazionismo
Dal seme alle germinazioni a volte il passo è lungo, somiglia al solito ponte, metafora di una forma nata da due necessità speculari.
Il disagio di una convivenza forzata con le sedimentazioni di un rancore quotidiano procura visioni di verticalità parossistica.
Il genio deve cagare almeno una volta al giorno.
La morte per occlusione intestinale è l'antitesi del genio.
I nutrimenti terrestri sono a dir poco scontati, ma sulle loro conseguenze non si parlerà mai a sufficienza. Situazionismo è assenza di fare accademico in funzione di un'urgenza non negoziabile. Situazionismo è la consapevolezza che l'unica materia del'arte è la vita. Spazi luoghi persone sono solo strumenti nelle nostre mani; colore, suono e materia, per la fondazione di una grammatica che non avrà il tempo di sedimentare. L'alfabeto situazionista non esiste, è solo il riflusso dell'accadente. Situazionismo è operare sui contenuti, sulla forma; lo spazio dell'azione è delegato all'occasione, al colpo di mano fortuito del predatore.
Abbiamo bruciato tutte le bandiere ad iniziare da quelle che ci hanno avvolto e rincuorato; i simboli e i ninnoli della nostra giovinezza si sono tramutati in cenere e fuliggine; con questi carboni freddi disegnamo oggi i profili del nostro dissenso. L'incendio del focolare ha riscaldato la nostra solitudine intellettuale. Ci siamo bruciati come uomini, ancor prima che artisti, sulla pira sacrale dell'IO. Non sarà una risata a seppellirvi, ma la stessa ci allungherà la vita; o semplicemente la renderà degna dell'esser vissuta.
Abbiamo scelto i rituali freddi e le partiture di pentagrammi silenziosi, lasciandoci alle spalle il calore del conforto, dell'applauso salottiero, del sorriso riscaldato. L'arte della convivenza diplomatica non ci appartiene; l'agire secondo un fastidioso pensare necessità di frontalità. Il clangore di questa rumorosa officina è quasi insopportabile, ma l'unico rumore che ci infastisce è quello del silenzio di comodo. L'assenso corale e parassitario che incancrenisce il paesaggio intellettuale.
La mia voce è rivolta
La tua voce è rivolta.
La nostra voce è rivolta ai soccombenti, ai dissidenti, agli eretici ai non allineati; all'elite sdraiata sui tavoli tra una bottiglia e un libro aperto Siamo, e non per scelta, lo sgomento residuale di un secolo passato. Quello attuale inizia il suo percorso con 9 mesi e 11 giorni di ritardo sulla tabella di marcia; tutto era previsto tranne la data.
Se ci fossimo arresi prima, forse, avremmo potuto essere felici o perlomeno si sarebbe potuto sopravvivere accettando la trama grottesca del quieto vivere. Nessuno è colpevole. Abbiamo fatto tutto da soli. Siete liberi, siete assolti.
Non manca nulla, alla cena del disastro tutto è ben rappresentato; la tavola autoptica è pronta ad accogliere le conferme del nostro passaggio.
Per accondiscendenza storica inseriamo con piacere la variabile post industriale, ma sappiate è un vezzo a favore del gusto necrofilo dell'accadente. Il contemporaneo ci è nemico; l'alitare del tempo è solo ritmo. Siamo consapevolmente un'alternativa didattica all'impossibilità di una vera rivoluzione. Siamo simulacri e vesciche, portatori di una voce antichissima oggi priva di significante: il libero pensiero.
Il libero pensiero è l'ultima forma di terrorismo culturale perseguibile.
Non ci sarà scampo ne redenzione per i portatori di idee.
Noi lo sappiamo. La consapevolezza è fondamentale. Un'azione non casuale può aver luogo ovunque. Con il situazionismo post industriale segniamo un nuovo passaggio nella modalità dell'ardire. Usciamo dalle nostre trincee per onorare anzitutto noi stessi, e il nostro pensare figlio di riscritture profonde, antichissime come il futuro incerto che ci attende.